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INTRODUZIONE

mediateca.marche«Esaminando un vasto repertorio di film che si sono occupati in forme diverse, talvolta indirette, di rappresentare le Marche e la sua popolazione, è possibile identificare i caratteri essenziali di un discorso cinematografico composito e diversificato, nella sua evidente frammentarietà, che percorre trasversalmente la storia del cinema italiano, dal neorealismo alla 'commedia all'italiana', dal 'nuovo cinema' degli anni Ottanta, proponendo nell'insieme un'immagine non sempre definita, talvolta decisamente generica o stereotipata, del paesaggio marchigiano e dei suoi personaggi tipici.
A parte il caso specifico Ancona, bisogna subito osservare che le Marche in generale sono praticamente assenti dalla filmografia neorealista, che, come è noto, rappresenta il fenomeno cinematografico più significativo dell'immediato dopoguerra. Esaurita la breve e gloriosa stagione del cinema neorealista, con la definitiva affermazione della 'commedia all'italiana', verso la fine degli anni Cinquanta l'attenzione alla cronaca locale e alle situazioni regionali si trasferisce progressivamente in chiave prevalentemente umoristica, sacrificando fatalmente i criteri di concretezza storico-sociale a favore di una logica fondata sui principi dell'intrattenimento.In questo contesto, soprattutto a partire dagli anni Settanta, che sanciscono la definitiva affermazione della commedia all'italiana come struttura portante della produzione nazionale, le Marche e i marchigiani sono quasi sempre confinati in ruoli subalterni e marginali, entro gli angusti confini della satira di costume o della farsa popolaresca. Di fatto, in un'epoca contrassegnata dal diffondersi di una visione del mondo fondamentalmente industrialista e modernista, una regione come le Marche rischia di essere del tutto trascurata in ambito cinematografico oppure finisce con l'essere associata all'area più arretrata e arcaica della penisola. Per cui quando il marchigiano entra in scena, aderisce quasi sempre allo stereotipo del cafone immutabile, che viene tratteggiato con prevedibili colorazioni bozzettistiche. Lo stesso uso del dialetto in questo contesto assume per forza di cose connotazioni profondamente diverse che in ambito neorealista. L'esigenza di spettacolarizzare il dialetto, per raggiungere un'area più vasta di pubblico, induce il cinema comico italiano ad ammorbidire le asperità dialettali, escludendo comunque linguaggi meno gradevoli, scarsamente caratterizzati e poco conosciuti (dunque poco popolari) come, per esempio il dialetto anconetano. Di fatto, il cinema italiano si è limitato a contemplare soltanto l'utilizzo saltuario di un maceratese talvolta 'maccheronico' e di una vaga inflessione dialettale picena, associando molto spesso i due idiomi in un coacervo linguistico spurio, di matrice genericamente centroitalica.
Del tutto simile allo sfruttamento improprio e disinvolto degli idiomi marchigiani è l'utilizzazione che generalmente si è fatta del paesaggio marchigiano in ambito cinematografico. Le colline, le vallate, il litorale, le città, i paesi delle Marche sono impiegati prevalentemente come generico sfondo ambientale centroitalico o addirittura come cornice paesaggistica anonima».

(liberamente tratto da "L'immagine delle Marche nel cinema italiano" da "Ossessione" a "Il grande Blek" di A. Olivucci e F. Galosi)
(da MarcheCinema, il portale di riferimento per il cinema marchigiano